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18/6/23

La Svizzera che vorrei

© Ti-Press
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Care amiche e cari amici.

Negli ultimi 70 anni abbiamo vissuto un'epoca di progresso straordinario in tutti gli ambiti della vita umana. Abbiamo sconfitto malattie mortali, creato benessere, promosso i diritti delle donne e delle minoranze e facilitato l’accesso alla cultura.  

La Svizzera, nonostante le sue diversità linguistiche e culturali, il territorio contenuto e l’assenza di materie prime, ha saputo costruire un miracolo che stupisce il mondo intero. Ma la Svizzera cambia e lo fa velocemente.  

Per affrontare le sfide che ci attendono abbiamo bisogno di donne e uomini con esperienza, che abbiano il coraggio di prendere decisioni e la capacità di mettere in discussione quanto acquisito, per renderlo migliore.  

Se vogliamo garantire pensioni sicure dobbiamo affrontare con risolutezza la questione AVS e migliorare il II pilastro.  

Rivedere il nostro sistema sanitario, anche con modifiche parziali ma concrete, perché i costi di cassa malati per molte famiglie sono insopportabili.  

Servono governanti che vivano da vicino il mondo del lavoro, orientati alla soluzione dei problemi.  

In un mondo di persone sempre più mobili è necessario continuare a migliorare l’attrattività fiscale del Paese perché se non ci assicuriamo la capacità di creare ricchezza non potremo salvaguardare il nostro modello di stato sociale.

Per difendere i lavoratori dobbiamo garantire le migliori condizioni affinché ci sia impresa.

Vorrei una Svizzera che non abbia paura del cambiamento, perché il cambiamento è già arrivato, che abbia una visione aperta all’innovazione, alle tecnologie e all’attrazione di cervelli.  

Una Svizzera, che di fronte al tema dell’Intelligenza Artificiale decida di investire massicciamente, ma allo stesso tempo trovi soluzioni condivise con gli altri paesi affinché siano chiare le implicazioni etiche e morali e si formino i giovani al senso critico.  

Una Svizzera che ritrovi la sua capacità di contrattare davvero, riappropriandosi senza vergogna, della Realpolitik o “politica concreta”.  

Una Svizzera per esempio, che salva il Credit Suisse per il bene delle migliaia di collaboratori e del settore finanziario nazionale, ma che evitando un pesante tracollo finanziario dell’intero mercato internazionale, riesca finalmente ad aprire i mercati esteri ai nostri operatori finanziari.

Una Svizzera che affronti il cambiamento climatico con soluzioni tecnologiche realistiche, senza decisioni basate sull’ideologia o l’emotività del momento. Il nucleare non è la soluzione a breve termine ma è certamente la più efficace in termini di stabilità dei costi e la più pulita in termini di CO2 e va rilanciato il dibattito.  

Vorrei una Svizzera sicura e autonoma, dove non ci sia penuria di medicamenti primari, dove si promuove la pace ma si organizza una forte difesa nazionale. Dove l’esercito, che deve garantire la sopravvivenza dello Stato e proteggere il suo popolo, disponga delle risorse necessarie per farlo.

Vorrei una Svizzera che fondi le sue decisioni e le sue leggi sulla responsabilità individuale.

Una Svizzera ancora più libera di quanto già sia oggi, che non consideri l’opzione di aderire all’UE ma che sia in grado di negoziare con autorevolezza i suoi interessi, sempre nel pieno rispetto del volere popolare, che deve restare l’unico sovrano di questa nazione.  

La Svizzera ha bisogno dei valori del Partito Liberale Radicale, di un Senatore PLRT e di una squadra competente per il Nazionale che attraverso la deputazione sappia davvero mettere in risalto il Canton Ticino.

Guardiamo al futuro con ottimismo e vi invito a condividere con me la visione di una Svizzera ancora più libera, prospera e socialmente sicura per le generazioni future.

Grazie a tutti.

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